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mercoledì 8 giugno 2011

12-13 Giugno vota 4 si

Domenica 12 e Lunedì 13 Giugno si vota per 4 referendum.
I quesiti riguardano: la privatizzazione del servizio idrico;
i profitti di tale servizio;
l'energia nucleare;
il legittimo impedimento.
Il Partito della Riforndazione Comunista e la Federazione della Sinistra nel suo insieme, invitano i cittadini a votare 4 si.
Si ricorda inoltre l'impegno del nostro circolo in questa campagna referendaria.

mercoledì 1 giugno 2011

........Nucleare, Cassazione: sì a referendum,sarà su nuova legge

.ROMA (Reuters) - La Corte di Cassazione ha deciso oggi di confermare il referendum sul nucleare del 12-13 giugno, ma il quesito si applicherà alla nuova normativa contenuta nel decreto Omnibus, ha riferito un portavoce della Corte Suprema, e non al testo originale su cui erano state raccolte le firme lo scorso anno.

Ora dunque si apre il problema della ristampa delle schede referendarie, dopo che però quelle con il vecchio quesito sono state già distribuite ai seggi dove votano gli elettori all'estero.

Questa mattina, dopo aver ascoltato per circa un'ora le ragioni dei sostenitori del referendum e del governo che invece voleva annullare la consultazione, i giudici dell'Ufficio centrale elettorale si sono riuniti per decidere il destino del referendum, alla luce del decreto Omnibus approvato definitivamente dalla Camera il 25 maggio scorso.

La Cassazione ha deciso dunque di confermare il referendum - che si terrà insieme ai due sull'acqua pubblica e a quello sul legittimo impedimento - trasferendolo però sulla nuova legge, in particolare sul comma 1 e 8 dell'articolo 5.

Si tratta dei commi che in sostanza danno mandato al governo, pur annullando la costruzione delle nuove centrali, di attuare successivamente il programma di energia nucleare in base alle risultanze di una verifica condotta sia dall'agenzia italiana che dall'Unione europea sulla sicurezza degli impianti.

La decisione della Cassazione è stata accolta positivamente dai sostenitori del referendum, che era stato promosso nel 2010 dall'Italia dei Valori.

"Si afferma la serena forza della Costituzione contro il tentativo maldestro di raggirare i cittadini", ha commentato coi giornalisti l'avvocato Gianluigi Pellegrino, che davanti alla Corte Suprema rappresenta le posizioni del Pd.

"Questa volta le furberie alle spalle degli italiani non passano. La Cassazione censura l'arroganza del governo e riconsegna nelle mani dei cittadini il diritto a decidere sul nucleare e del proprio futuro", ha detto in un comunicato il Comitato Vota Sì, composto da un'ottantina di associazioni contrarie al nucleare.

Questa mattina, intanto, temendo che la Cassazione revocasse il referendum dando così ragione al governo, l'Italia dei Valori aveva sollevato il conflitto di attribuzione di fronte alla Corte Costituzionale. Ma alla luce della sentenza che mantiene il referendum, è immaginabile che i dipietristi ora ritirino rapidamente il ricorso.

Ma superato lo scoglio del vaglio della Corte Suprema, ora per la consultazione referendaria si apre un problema tecnico, perché, come ha spiegato lo stesso portavoce della Cassazione, il vice segretario generale Raffaele Botta, bisogna modificare le schede elettorali.

Nel frattempo, agli elettori italiani all'estero però sono state già inviate le schede da votare, come prevede la legge, che indica il limite di 18 giorni dalla consultazione.

Intanto, sempre oggi, l'Autorità per la garanzia nelle comunicazioni ha bacchettato la Rai, perché gli spazi informativi sui referendum del 12-13 giugno sono stati collocati in orari che contano pochi spettatori.

"L'Autorità ha, pertanto, rivolto un richiamo alla concessionaria pubblica affinché realizzi una collocazione dei messaggi idonea a garantire l'obiettivo del maggior ascolto, come previsto dalle disposizioni vigenti", dice un comunicato diffuso oggi dall'Agcom.

Tratto da:http://it.notizie.yahoo.com/nucleare-cassazione-conferma-referendum-095853336.html

lunedì 23 maggio 2011

Bandiere a favore dei referendum: vigili costretti dal Pdl a rimuoverle casa per casa

Se questo non è regime:
Articolo tratto da: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/19/pdl-via-le-bandiere-a-favore-dei-referendum-i-vigili-costretti-a-rimuoverle-casa-per-casa/112334/

"Un consigliere comunale è andato a ripescare una vecchia norma del 1956: i vigili urbani costretti a fare gli straordinari per far rimuovere ogni riferimento che invita al voto. Il sindaco (del Pd): "Io non lo avrei mai fatto, ma sono stato stato costretto a procedere. Anche se sono riuscito a far sospendere i 1000 euro di multa". Il costituzionalista Valerio Onida: "La legge parla chiaro, sarebbe stato obbligatorio procedere"
Tutto è partito dalla denuncia di un consigliere comunale del Pdl di Novellara che ha visto sventolare da diversi balconi di abitazioni del suo paese, le bandiere “Si al referendum per l’acqua pubblica“. Utilizzando una vecchia norma elettorale del 1956, l’esponente di centrodestra ha fatto denuncia e segnalato la questione al prefetto di Reggio Emilia, obbligando i vigili del Comune ad andare di casa in casa e togliere i vessilli.

Zelanti i rappresentanti della polizia municipale del Comune governato dal centrosinistra, hanno richiesto la loro rimozione. “E’ stata fatta propaganda elettorale in zone non autorizzate”, spiega la consigliera del Pdl Cristina Fantinati. “Cè una legge che lo impedisce”. E, se anche mai utilizzata nel caso di bandiere appese ai balconi, la legge in realtà darebbe ragione al consigliere del Pdl.

E secondo il costituzionalista Valerio Onida, già presidente della Corte Costituzionale, interpellato dal fattoquotidiano.it “la legge parla chiaro e quindi non si possono espore bandiere sui balconi. La ratio della legge che regola la campagna elettorale tende a impedire che ci siano manifestazioni del pensiero rivolte al pubblico al di là dei luoghi prestabiliti. Quindi è chiaro che se uno mette fuori dalla sua finestra o dal suo balcone rivolto verso la pubblica strada è rivolto al pubblico”.

Questo la legge dice. Mai accaduto che venisse impugnata, ma c’entra poco o nulla. Pierpaolo Tondelli, uno dei cittadini coinvolti nei controlli a tappeto e che ha denunciato la vicenda tramite la rete internet. “Da circa una decina di giorni, avevo messo sul balcone di casa mia, una bandiera riportante lo slogan “2 sì per l’acqua bene comune” acquistata al banchetto del comitato – spiega – Ho ricevuto la telefonata da una amica, che nel mio interesse, mi ha consigliato di toglierla, in quanto l’indomani o al più tardi lunedì, avrei rischiato di prendere una multa da 750 euro, per non aver rispettato un regolamento elettorale o una legge inerente a regolamenti referendari. Naturalmente non sono l’unico. Chiedo attenzione se avete qualche slogan appeso in vista, perché l’operazione di oscuramento messa in piedi dal Pdl spalleggiato dagli interessi, potrebbe dilagare anche in altri comuni”.

“Per fortuna che non ho fatto in tempo ad esporre anche quella contro il nucleare, altrimenti avreste dovuto farmi visita in carcere”, spiega ironicamente.

“Io mai mi sarei sognato di mandare i vigili a casa di un cittadino per una bandiera – spiega il sindaco di Novellara Raul Daoli (Pd) – ma nel nostro Paese tutto si può complicare a causa di una denuncia”. “Io non posso intervenire perché in questo caso sono ufficiale di governo e devo eseguire la legge”.

Multa quindi ? Il sindaco che condivide i referendum ha tirato il freno a mano sulle multe. “Con la polizia municipale ho condiviso la scelta di non elevare alcuna sanzione, condivido anche l’imbarazzo dei cittadini”.

Ma è davvero così perentorio il codice penale? In realtà lo è, ed è anche chiaro: secondo la legge 212 del 1956 è “ritenuta proibita l’affissione o l’esposizione di stampati, giornali murali e manifesti, e l’esposizione di stampati, giornali murali, striscioni o drappi, di cartelli, di targhe, stendardi, tende, ombrelloni,attinenti, direttamente la propaganda elettorale in qualsiasi altro luogo pubblico o aperto al pubblico, nelle vetrine dei negozi, sulle porte, sui portoni, sulle saracinesche, sui pali, sugli infissi di finestre e balconi, sugli alberi o sui pali ancorati al suolo”.

Va detto che queste bandiere sono esposte in tutte le città d’Italia da oltre due mesi. Sulla vicenda va all’attacco il Movimento 5 Stelle, che è tra i promotori dei due referendum sull’acqua pubblica ed in Emilia Romagna ed è tra i soggetti che hanno raccolto il maggior numero di firme su questo tema. Va giù duro con il capogruppo in Regione Andrea Defranceschi che critica il metodo adottato dal Pdl. “Troviamo vergognoso che a Novellara, in provincia di Reggio Emilia, alcuni esponenti di un partito politico che ha tutto l’interesse a far fallire i referendum del 12 e 13 giugno per difendere il nucleare, l’acqua privata e il proprio leader abbiano denunciato dei cittadini per il solo fatto di aver esposto bandiere pro-referendum” dice Defranceschi.

“I vigili urbani sono stati costretti a invitare i cittadini a rimuovere le bandiere che sventolavano sui balconi. Il sindaco è riuscito a ottenere che la multa prevista, di 1000 euro sia sospesa, ma la rimozione dei vessilli c’è stata. E’ propaganda illegittima? Questa legge va cambiata, ancora di più alla luce del vero scandalo: la casta, a ogni campagna elettorale, si autocondona le multe con una legge ad hoc, sanando migliaia e migliaia di manifesti irregolarmente affissi con la cifra simbolica di 1000 euro”.

Dura anche l’Idv con la consigliere regionale Liana Barbati. Il partito di Antonio Di Pietro tra l’altro è promotore di altri due dei quattro referendum: quelli contro il nucleare e quelli contro il legittimo impedimento. “I berluschini locali per paura di uscire sconfitti, intimidiscono i cittadini con ogni mezzo”, commenta l’esponente dipietrista. Dulcis in fundo. A Reggio Emilia e provincia, come in tutta Italia, da oggi i vigili urbani avranno un bel po’ da lavorare visto che sono migliaia le bandiere esposte insieme anche a lenzuoli con slogan che campeggiano da oltre un mese su cavalcavia e vecchie abitazioni."

A Milano, pur di salvare la baracca le stanno inventando di tutte: falsi punkabbestia che creano disagi nella metro ed urlano; "tanto io voto Pisapia", falsi rom che distribuiscano volantini pro-Pisapia e falsi geometri ed ingegneri impegnati per le rilevazioni per la costruzione di una presunta moschea.
Questi sono i meschini tentativi di una agonizzante destra che tenta di tutto (lecito e più che altro illecito) per rimanere attaccata alle poltrone.
Ma la gente piano piano (troppo piano) si stà svegliando. Speriamo bene.

martedì 26 aprile 2011

Che si sappia da chi siamo governati

Tratto da: repubblica.it

Berlusconi: "Resta il futuro
stop solo per paura gente"
Il premier, nella conferenza stampa seguita al vertice italo-francese a Villa Madama, puntualizza così il senso della "moratoria sull'atomo" del governo. "Se fossimo andati oggi al referendum, non lo avremmo avuto in Italia per tanti anni". L'opposizione: "E' un imbroglio, prende in giro gli italiani"
Silvio Berlusconi
ROMA - Premette: "Siamo assolutamente convinti che l'energia nucleare sia il futuro per tutto il mondo". Poi ammette senza giri di parole il bluff dell'esecutivo: "La gente era contraria, fare il referendum adesso avrebbe significato eliminare per sempre la scelta del nucleare". Silvio Berlusconi, nella conferenza stampa seguita al vertice italo-francese a Villa Madama, puntualizza così il senso della "moratoria nucleare" del governo. Quello stop, a detta di Berlusconi momentaneo, seguito al disastro di Fukushima 1, che ha reso vano il referendum previsto per giugno 2. E che, con tutta probabilità, avrebbe visto la bocciatura della scelta nuclearista.

"L'accadimento giapponese ha spaventato ulteriormente i nostri cittadini. Se fossimo andati oggi al referendum, non avremmo avuto il nucleare in Italia per tanti anni. Per questo abbiamo deciso di adottare la moratoria, per chiarire la situazione giapponese e tornare tra due anni a un'opinione pubblica conscia della necessità nucleare" dice il Cavaliere. "Siamo assolutamente convinti che nucleare sia il futuro per tutto il mondo - aggiunge Berlusconi - L'energia nucleare è sempre la più sicura". Anche perché, assicura, il disastro giapponese si è verificato perchè la centrale di Fukushima era stata edificata su un terreno che non lo permetteva.

Quel che è certo, continua il premier, è che il futuro dei contratti tra Enel e Edf sul nucleare non pare compromesso: "Non vengono abrogati, non vengono annullati e stiamo decidendo di mandare avanti molti settori di questi contratti come quelli relativi alla formazione".

Sarkozy. "Rispettiamo la decisione dell'Italia ma se gli italiani decideranno di tornare al nucleare, la Francia sarà un partner accogliente e amico - dice Sarkozy - siamo pronti a lavorare con voi e a rispondere a tutte le vostre domande sulla sicurezza delle nostre centrali".

Le reazioni. "Berlusconi ha confessato. Abbiamo la prova dell'imbroglio, da noi denunciato sin dal primo momento. Non vuole rinunciare al nucleare, ma vuole solo bloccare il referendum perché ha paura del risultato delle urne" attacca il leader dell'Idv Antonio Di Pietro. Simile il commento espresso in una nota ufficiale del Pd: "Berlusconi ha gettato la maschera confermando che la moratoria sul nucleare è un bluff". "Pertanto - prosegue il comunicato - visto che l'emendamento del governo non cancella l'attuazione del piano di costruzione di nuove centrali nucleari, il referendum abrogativo è pienamente in vigore. Chiaramente più della salute degli italiani e dei costi assurdi di un progetto assolutamente non conveniente il governo antepone interessi che alla luce delle carte di WikiLeaks sono sempre più oscuri e controversi. D'altra parte se questo governo si appella tutti i giorni alla volontà popolare perchè deve averne paura i prossimi 12 e 13 giugno?".

"Le dichiarazioni di Berlusconi sono la prova provata dell'inganno del governo sul nucleare" dice il presidente nazionale dei verdi Angelo Bonelli."Berlusconi ha confernato di voler prendere in giro gli italiani sul nucleare e la Cassazione dovrebbe tenerne conto" rincara il governatore pugliese Nichi Vendola. "Le dichiarazioni di Berlusconi "svelano il segreto di pulcinella: la moratoria sul nucleare è una vergognosa pagliacciata per evitare il referendum del 12 giugno" ichiara il direttore esecutivo di Greenpeace italia, Giuseppe Onufrio.


Quindi, caro signor presidente, che le piaccia o no il referendum è sempre valido, quindi, visto che la volontà popolare per lei vale sempre, perchè per questo referendum non deve valere?
Quali interessi nasconde?
Allora, signori, il 12 e il 13 giugno andiamo a votare, per l'acqua pubblica, contro le leggi ad personam che favoriscono solo lui e specialmente contro il nucleare e contro questa farsa messa sù da questo governo incompetente e lontano dai bisogni e gli interessi della gente.

domenica 24 aprile 2011

Il governo sacrifica il nucleare (per ora) per salvare se stesso e Berlusconi

Passo indietro del governo
via le norme, salta il referendum
Palazzo Chigi ha deciso di andare oltre la moratoria di due anni stabilendo lo stop. Dietro la scelta i timori per il raggiungimento del quorum anche sul quesito per abrogare il legittimo impedimento. Di Pietro: "Truffa dettata dalla paura" di VALERIO GUALERZI

Passo indietro del governo via le norme, salta il referendum Lavori nella vecchia centrale nucleare di Montalto di Castro
ROMA - Il governo ha deciso di soprassedere sul programma nucleare ed ha inserito nella moratoria già prevista nel decreto legge omnibus, all'esame dell'aula del Senato, l'abrogazione di tutte le norme previste per la realizzazione di impianti nucleari nel Paese. Si tratta di un emendamento che recita: "Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche mediante il supporto dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione Europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare".

Salta il referendum. Una scelta che avrà con ogni evidenza l'effetto di far decadere il quesito referendario 1per l'abrogazione della legge con cui si apriva la strada al ritorno dell'energia atomica in Italia.

Le promesse di Scajola. Il provvedimento in questione era stato uno dei primi varati dal governo e risale al giugno del 2008. Un decreto legge, il n. 112, "convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133" per la "realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare". Un'accelerazione che aveva convinto l'allora ministro dello Sviluppo
Economico Claudio Scajola ad annunciare incautamente che il governo avrebbe ottenuto la posa della prima pietra 2di una nuova centrale nientemeno che entro la fine della legislatura.

Il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo ha cercato quindi di ridurre la portata del voltafaccia spiegando che la ricerca sul nucleare "deve andare avanti" anche se l'Italia ha deciso di sospendere il suo ingresso nella produzione di energia.

Bersani esulta. "Il governo scappa dalle sue stesse decisioni- esulta invece il segretario del Pd Pierluigi Bersani - E' una vittoria nostra di chi, ben prima del Giappone, ha messo in luce l'assurdità del piano del governo". "Ora - aggiunge - il problema è uscire dall'assurdità e dire che politica energetica si vuole fare, perché non basta dire addio al nucleare ma bisogna aiutare lo sviluppo delle rinnovabili, che attendono una risposta dopo il disastro del governo con il recente decreto".

Lo scetticismo di Tremonti. La scelta dell'esecutivo di fare marcia indietro era stata in qualche modo anticipata da una serie di uscite degli ultimi giorni del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, molto critiche nei confronti dell'opportunità di massicci investimenti sul nucleare. Dichiarazioni culminate oggi con l'intervento davanti alla Commissione Affari Costituzionali del Parlamento Europeo. Tremonti in quella sede ha sostenuto l'opportunità di finanziare lo sviluppo delle energie alternative nel quadro di investimenti pubblici di interesse collettivo. "Questa fase - ha detto Tremonti - va utilizzata anche per sostenere investimenti pubblici destinati a operazioni di interesse collettivo. Il finanziamento delle energie alternative risponde a questa esigenza".

Sondaggi allarmanti. Stando ad indiscrezioni, la scelta di cassare del tutto le ambizioni nucleari sarebbe stata dettata a palazzo Chigi da allarmanti indicazioni sulla possibilità che il referendum, anche sulla scia dell'allarme per la catastrofe giapponese raggiungesse il quorum necessario per la sua validità. In particolare un sondaggio realizzato la scorsa settimana avrebbe dato al 54% la percentuale di italiani intenzionati a recarsi alle urne il 12 e 13 giugno.

Referendari indignati. Per questo motivo la decisione del governo è stata accolta con un certo fastidio dai comitati promotori e dalle forze politiche che più di tutte si erano impegnate per la loro realizzazione, Idv in testa. La scomparsa del quesito sul nucleare rischia infatti di produrre una smobilitazione in grado di mettere a repentaglio l'ottenimento del quorum, con il conseguente fallimento della battaglia contro la privatizzazione dell'acqua e - sopratttutto - contro la norma sul legittimo impedimento che rischiava di trasformarsi, in caso di successo, in un plebiscito contro Silvio Berlusconi.

Di Pietro: "Una truffa". "Il governo - denuncia Antonio Di Pietro - tenta, con l'emendamento che blocca la costruzione di centrali nucleari, di truffare con un colpo di mano i cittadini ed evitare il referendum". "Tenta in realtà di disinnescare la mina dei referendum, perché - spiega ancora - la paura fa novanta e si teme che il referendum sul nucleare trascini con sé anche quello, ben più temuto dal premier, sul legittimo impedimento". "Se si volesse rinunciare al nucleare - dice ancora il leader Idv - noi ne saremmo felici, ma allora si deve procedere con l'abrogazione dell'intera legge. Il parlamento - incalza Di Pietro - non deve insomma giocare a rimpiattino. Il governo riconosca di aver fatto un errore, ma non creda di fermare il referendum con un giochino".

Governo vigliacco. Posizione in buona parte condivisa dalla componente ecologista del Pd. "Addio al referendum sul nucleare - dichiarano i senatori democratici Roberto Della Seta e Francesco Ferrante - Il governo vigliaccamente toglie la parola agli elettori, portando in aula un emendamento al decreto omnibus che verrà votato tra oggi e domani che intende abrogare le disposizioni relative alla realizzazione degli impianti nucleari". E addio anche - aggiungono - alla moratoria di un anno, perché la procedura viene semplicemente sospesa sine die, in attesa forse di tempi migliori e sicuramente dopo avere aggirato l'ostacolo del referendum che avrebbe bocciato l'avventura nuclearista del governo".

Ferrero: "Azione da banditi". "Lo stop del governo al folle programma nucleare - rincara il presidente dei Verdi Angelo Bonelli - non è per convinzione ma per paura e necessità: paura di perdere le elezioni amministrative e di venire travolto dal referendum del 12 e 13 giugno che avrebbero portato anche alla completa abrogazione della legge sul legittimo impedimento". Ancora più duro Paolo Ferrero di Rifondazione comunista. "Il governo - dice - cerca in tutti i modi di far fallire i referendum di giugno. Prima ha impedito l'election day con uno sperpero di 300 milioni di euro. Adesso cancella una norma per abolire il referendum sul nucleare, magari per poi ritirare fuori il piano nucleare tra qualche mese. Sono dei banditi che utilizzano il potere per impedire la partecipazione popolare di cui hanno paura. Si tratta dell'ennesima truffa a cui i cittadini hanno il potere di rispondere andando a votare in massa per i referendum su acqua e legittimo impedimento".

(19 aprile 2011) REPUBBLICA.IT

Ai referendum di domenica 12 e lunedì 13 giugno vota SI per dire NO.

Ai referendum di domenica 12 e lunedì 13 giugno vota SI per dire NO.

1 - Vota SI per dire NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA.

2 - Vota SI per dire NO AL LEGITTIMO IMPEDIMENTO.


RICORDATEVI CHE DOVETE PUBBLICIZZARLO VOI IL REFERENDUM... perchè Berlusconi NON farà passare gli spot ne' in Rai ne' a Mediaset.
Sapete perché ? Perché nel caso in cui riuscissimo a raggiungere il quorum lo scenario sarebbe drammatico per Berlusconi ma stupendo per tutti i
cittadini italiani:

1 - Se passa il SI per dire NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA, BERLUSCONI NON POTRA' FARE ARRICHIRE I SUOI AMICI IMPRENDITORI LUCRANDO SU UN BENE DI PRIMA NECESSITA'.

2 - Se passa il SI per dire NO AL LEGITTIMO IMPEDIMENTO, BERLUSCONI NON POTRA' PIU' DIRE CHE HA LA MAGGIORANZA DEGLI ELETTORI DALLA SUA PARTE E DOVRA' DIMETTERSI.

Vi ricordo che il referendum passa se viene raggiunto il quorum. E' necessario che vadano a votare almeno 25 milioni di persone. Secondo la
propaganda berlusconiana le cose devono andare a finire così:

1 - I cittadini si informano attraverso la Tv.

2 - Le Tv appartengono a Berlusconi.

3 - Berlusconi, per i motivi sopra indicati, non vuole che il referendum passi.

4 - Il referendum non sarà pubblicizzato in TV.

5 - I cittadini, non sapranno nemmeno che ci sarà un referendum da votare il 12 giugno.

6 - I cittadini, non andranno a votare il referendum.

7 - Berlusconi sarà contento, farà arricchire i suoi amici, si arricchirà, e resterà al suo posto.

8 - I cittadini, continueranno a prenderla nel deretano.

Vuoi che le cose non vadano a finire cosi ? Copia-incolla e pubblicizza il referendum a parenti, amici, conoscenti e non conoscenti.

Il referendum sul nucleare è stato annullato.

venerdì 26 novembre 2010

La FdS sul referendum

Livorno. Più volte abbiamo sottolineato che l’essere arrivati al referendum, ha rappresentato per tutti noi che sediamo sui banchi del Consiglio Comunale, una sconfitta della politica, un’ incapacità a essere riusciti a portare l’amministrazione sulla strada di un dialogo e di un confronto aperto e trasparente, c’è voluto che migliaia di cittadini facessero sentire la loro voce perché il carro del nuovo ospedale , che viaggiava a velocità sostenuta verso Montenero, subisse almeno un rallentamento. Per questo continuiamo a dire, in maniera convinta, che il referendum deve essere, non un punto di arrivo, ma un punto di partenza per poter discutere di sanità, riappropriandoci inoltre di tutto quel percorso di partecipazione che è completamente mancato, ecco perché è importante che tutti si rechino alle urne.

Non è che rinnovando il contenitore, miracolosamente la sanità livornese comincerà a funzionare meglio. Coloro che spingono verso il nuovo ospedale hanno provato a chiedersi quali sono i punti di criticità della sanità livornese? Dipendono esclusivamente dal contenitore?

Le liste di attesa per le prestazioni specialistiche sono lunghissime, manca completamente il settore della riabilitazione, non c’è una camera iperbarica, l’assistenza agli anziani e domiciliare, è insufficiente e si va verso un periodo in cui l’età media della popolazione sarà sempre più avanzata, la tanto evocata sanità decentrata sul territorio è ormai un miraggio, specialmente ora che è partita l’alienazione dei distretti socio sanitari per recuperare fondi per il nuovo ospedale.

Ce ne sarebbe abbastanza prima di imporre la scelta di un nuovo ospedale, perché sicuramente queste questioni non possono attendere decenni prima di essere risolte.

Quello che manca è la parte più importante, un vero progetto a 360° sulla ristrutturazione dei servizi socio sanitari (e aggiungerei assistenziali), e che rappresenta la vera necessità in questa città e a maggior ragione dovrebbe essere definita prima della realizzazione di un opera che avrà tempi di realizzazione molto lunghi e che vedrà la contemporaneità di fasi di gestione (costruzione del nuovo e progressiva dismissione del vecchio) che interesseranno la città fin dalle prime fasi.

Come è stato detto sta andando avanti il percorso verso la definizione di un ospedale come struttura per acuti, ma sono necessari interventi che ricompongano l’articolazione dei servizi sanitari in un’ottica di pariteticità e interdipendenza dell’ospedale e del territorio. Ad oggi nulla è stato fatto, nonostante le gravi criticità dei distretti sanitari sul territorio aggravati dai progetti di dismissione.

L’ospedale è ancora al centro di ogni prestazione, con l’evidenziarsi delle problematiche di cui dicevo prima. Ci vorrà una graduale e governata inversione di tendenza da parte degli utenti: nell’immaginario collettivo è ancora forte il concetto di maggiore affidabilità dell’ospedale , quindi bisognerà lavorare per valorizzare, anche sul piano del sentire comune, l’appropriatezza dei servizi territoriali. E’ evidente che questo percorso può avvenire nella misura in cui si riescono a trasferire sul territorio, e qui si parte da zero, dando loro visibilità, quelle quote di risposte svolte per anni dall’ospedale. Quindi livelli elevati di specializzazione, attraverso assetti organizzativi e processi di efficacia pari a quelli di una prestazione ospedaliera. Quindi una ristrutturazione dei servizi che vada di pari passo, anzi che inizi prima della costruzione dell’ospedale, quali ambulatori, quali presidi, quali consultori, perché è impensabile che si debba andare fin lassù per fare una radiografia, un prelievo, una terapia oncologica. E’ qui la grande sfida di modernità.


La scelta dell’amministrazione della localizzazione a Montenero è poi stata affidata a una semplice delibera di cambio d’uso delle aree, come se invece di un blocco ospedaliero, si dovesse fare un semplice ambulatorio, non è inserita nel piano regolatore, è fuori da una programmazione territoriale complessiva, si è usata una scorciatoia inaccettabile, dando quanto meno un pessimo esempio di governo del territorio. La zona di Montenero è delicata da un punto di vista ambientale, una zona paesaggistica pedecollinare da proteggere invece che cementificare ulteriormente e appesantire con progetti impattanti di viabilità (da realizzare non si sa bene con quali fondi). Impariamo a pensare ad un uso zero di territorio, a salvaguardare le nostre risorse naturali, evitiamo che la speculazione edilizia si appropri di tutto quel patrimonio che l’ASL vuole vendere, dentro e fuori l’ospedale attuale (a proposito ancora un piano definito di cosa verrà realizzato nel “vecchio” non esiste), cerchiamo di evitare che i vari progetti di project financing consegnino la sanità in mano ai privati, valorizziamo i piani alternativi che da più parti vengono proposti.

Infine un’ultima preoccupazione, si sta procedendo già ora alle ristrutturazioni e dimensionamenti di alcune Unità Operative, i posti letto soni inferiori numericamente che nell’attuale, non è che si vada anche verso un processo di dimensionamento dei lavoratori?

Tiziana Bartimmo

capogruppo Consigliare PRC- PDCI

Lorenzo Cosimi

(Consigliere comunale PRC-PDCI)

giovedì 25 novembre 2010

Anche "Vertenza Livorno" per il Si

Vertenza Livorno: chi siamo, cosa vogliamo

La rete Vertenza Livorno è nata per iniziativa di diverse persone e associazioni ambientaliste e di sinistra all’indomani delle ultime elezioni regionali, quando è stato eletto il nuovo presidente Enrico Rossi che in campagna elettorale aveva chiaramente esposto le sue idee sullo sviluppo della nostra città.

Secondo Rossi se la provincia di Livorno vuole avere un futuro deve diventare il “distretto energetico” della Toscana, cioè deve rassegnarsi a ospitare le attività produttive più nocive, quelle che nessun altro vuole.

Rossi ha citato come esempio virtuoso perfino le famigerate “navi dei veleni”, che anni fa trovarono ospitalità nel nostro porto portandoci il loro carico di rifiuti tossici.

A ben guardare i progetti di Rossi sono già realtà da un bel pezzo. La nostra provincia produce il 75% dell’energia di tutta la Toscana, ha tre poli industriali ad alto rischio (Livorno, Rosignano e Piombino) e per questo motivo è la seconda provincia più inquinata d’Italia (dopo Taranto). In cambio ne ricava pochi posti di lavoro e un reddito medio per abitante che è del 21% inferiore alla media regionale, per cui è evidente che non ha funzionato neanche la logica (folle) di svendere la salute dei cittadini in cambio di soldi.

Livorno e la sua provincia sono infatti una delle aree d'Italia più esposte all'insorgenza dei tumori; in città i quartieri più colpiti dai tumori e in generale dalle malattie con cause ambientali sono quelli a nord - est, cioè quelli vicini alla zona industriale, inceneritore, centrale ENEL e attività portuali. In definitiva si può con certezza affermare che a Livorno si muore molto per tumore, ma a morire sono soprattutto gli abitanti dei quartieri popolari situati in prossimità delle attività più inquinanti. E i poveri muoiono per tumori molto più dei ricchi.

Ma la classe politica locale e regionale ha intenzione di peggiorare ancora questa situazione: sono in corso i lavori per il rigassificatore offshore (per il quale a suo tempo è stato negato, dall’allora sindaco Lamberti, il referendum richiesto dai livornesi), c’è l’ipotesi di un secondo rigassificatore a Rosignano, si parla di un nuovo inceneritore che dovrebbe bruciare a Livorno la spazzatura di mezza Toscana, poi c’è la questione delle discariche, come al Limoncino, delle centrali a biomasse per la produzione di elettricità che bruciano olio di palma (di cui due a Livorno in ambito portuale e una a Piombino, già autorizzate, e una a Campiglia da autorizzare), piccole ma estremamente inquinanti, dei progetti dell’ENEL per convertire a carbone una parte della centrale di Torre del Sale e a biomasse una parte della centrale del Marzocco, del traffico sempre più caotico e inquinante, e cosi via.

È un modello di gestione del territorio dove il privato gioca da tempo un ruolo pesantemente speculativo specie nel campo edilizio (vedi Salviano 2, Porta a Terra, Nuovo centro e il progetto in buona parte “abortito” della Porta a mare)

Lo spacciano per “sviluppo”, in realtà è il solito vecchio sistema del profitto per il privato e dei tumori per la popolazione.

È per questo dunque che è nata Vertenza Livorno: vogliamo che nella nostra provincia finalmente vi sia una migliore qualità della vita e del lavoro, che si raggiunge soprattutto con la prevenzione, l’educazione sanitaria e il rispetto dell’ambiente.

Sosteniamo ad esempio lo sviluppo delle energie rinnovabili e promuoviamo la raccolta differenziata dei rifiuti.

Attività che dove sono state realizzate hanno portato anche reddito e occupazione, senz’altro più delle produzioni di morte tanto care ai nostri politici. .

La nostra neonata rete si è subito trovata di fronte il progetto assurdo del nuovo ospedale a Montenero, dove oltre a una nuova devastazione ambientale si prospetta anche un modello di sanità sempre meno pubblica che va proprio nel senso opposto a quanto dicevamo prima.

Oggi le ASL sono in mano a funzionari di nomina regionale che hanno solo il mandato di tagliare le spese. Con il nuovo ospedale da un lato si riducono fortemente i posti letto, dall’altro si svendono quasi tutte le strutture territoriali. Dove andrà chi non verrà più ricoverato? Non c’è un piano di rafforzamento dell’assistenza territoriale e domiciliare, quelle che per prime vanno incontro ai bisogni di una popolazione sempre più anziana e delle famiglie, che già oggi per affrontare problemi come l’handicap, il disagio mentale, le malattie croniche sono costrette a spendere gran parte del loro reddito (pensiamo alle cosiddette badanti).

La prevenzione è un settore considerato di serie B, e vi sono sempre meno controlli sui posti di lavoro. Sempre più servizi vengono affidati a ditte e cooperative private al solo scopo di risparmiare sul costo del lavoro, peggiorando l’assistenza e creando precarietà. Non si fanno più concorsi e i dipendenti che vanno in pensione non vengono rimpiazzati.

Non ci sono i soldi neanche per le associazioni che gestiscono le ambulanze!

È l’ora di finirla di tagliare la spesa pubblica quando c’è un’evasione fiscale paurosa a cui nessuno vuole mettere davvero un rimedio.

È inutile allora di parlare di nuovo ospedale.

Per tutti questi motivi Vertenza Livorno ha scelto di combattere la sua prima battaglia contro il progetto del Nuovo Ospedale a Montenero, non tanto e non solo perché il posto non ci piace ma perché il nostro modello di sanità è completamente diverso da quello dei burocrati e dei politici.

Per una sanità che funziona, per avere servizi che rispondano ai bisogni di tutti, i livornesi devono tornare a farsi sentire e a decidere.

A Vertenza Livorno aderiscono: Assemblea permanente per la Partecipazione Livorno, Medicina Democratica, Comitato contro il rigassificatore offshore, Cittadini Ecologisti, Sinistra Critica, Partito Comunista dei Lavoratori

Articolo tratto da:www,senzasoste.it

Nuovo ospedale? Si, in Viale Alfieri

Ospedale Nuovo? SI, in Viale Alfieri!

Fino al 2008 Comune e ASL avevano intenzione di realizzare il nuovo Ospedale all’interno dell’area di Viale Alfieri, costruendo un nuovo blocco al posto degli attuali padiglioni 4, 5, e 6 e proseguendo le ristrutturazioni in corso ormai da anni negli altri reparti.

Questi lavori sono già costati, si calcola, 150 milioni di euro, di cui 50-60 solo per il nuovo Pronto Soccorso, e quindi sembrava logico far rimanere l’ospedale dov’è ora utilizzando i servizi nuovi o ristrutturati e non buttando via i soldi spesi.

L’area di Viale Alfieri fra l’altro è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, è situata nei pressi della Stazione ferroviaria e della Variante Aurelia, con parcheggi vicini già aperti (Via Pio Alberto Del Corona, Piazza Maria Lavagna) e ampie zone dove è possibile realizzarne di nuovi (capannoni ex Pirelli oggi in rovina).

Inoltre con questa operazione si potrebbe riqualificare il vecchio Parterre come giardino del nuovo Ospedale.

Che cos’è successo dopo? Il Comune ha cambiato idea e ha voluto imbarcarsi nell’assurda operazione dell’Ospedale a Montenero.

Un’operazione molto più costosa, che porterebbe alla cementificazione di una zona che è uno dei polmoni verdi della città, molto più difficile da raggiungere a meno che non venga rivoluzionata la viabilità di diversi quartieri, con altri costi e altri danni ambientali.

Un’operazione folle che prevede anche l’abbattimento della residenza per anziani Pascoli, che poi dovrebbe essere ricostruita all’interno dell’attuale Ospedale!

Una decisione talmente insensata che non può essere stata determinata da considerazioni di carattere sanitario, ma più che altro dagli interessi dei costruttori, che si vedrebbero beneficiati da una cascata di soldi sia per i lavori del nuovo ospedale a Montenero, sia per la possibilità di edificare palazzine nell’area di Viale Alfieri.

Ma per i privati ci sarebbe anche un altro vantaggio: metterebbero le mani sull’intero patrimonio immobiliare dell’ASL, come le strutture dove ora sono ospitati servizi importanti per i quartieri e anche edifici di grande pregio, che forse finora sono stati utilizzati male ma che sono comunque proprietà di tutti noi.

Ad esempio l’attuale sede ASL di Monterotondo, che ha 11 ettari di parco, che rimanendo pubblica potrebbe diventare una residenza per anziani o una scuola...

Intanto, proprio per fare cassa, hanno già cominciato a svendere, non solo a Livorno ma anche in tutta la provincia.

Un esempio di quanto tengano in considerazione le esigenze dei livornesi, soprattutto anziani, l’abbiamo già visto: hanno chiuso il distretto di Via Ernesto Rossi creando disagi a chi risiede nel centro storico, e che dovrebbe andare in Viale Alfieri o addirittura a Salviano.

Naturalmente tutte queste decisioni vengono prese senza ascoltare l’opinione dei livornesi.

Per questo è importante abrogare la delibera che prevede la localizzazione del nuovo Ospedale a Montenero: è una gigantesca operazione speculativa che va fermata, riaffermando che su temi importanti come la sanità devono decidere tutti i cittadini e non i politici o quattro funzionari mandati dalla Regione.

Articolo tratto da: www.senzasoste.it

Referendum nouvo ospedale, invito alla partecipazione

Partecipare, nonostante tutto

Nella vicenda del prossimo referendum del 28 novembre sul nuovo ospedale sono emerse tutte le miserie della politica livornese.

Com’è noto il referendum è stato promosso da un gruppo di residenti di Banditella, molti dei quali candidati o esponenti della Lista Lamberti alle ultime amministrative, che contestavano la localizzazione del nuovo ospedale senza indicare soluzioni alternative e senza esprimersi su questioni di carattere sanitario.

Su questa iniziativa oltre a Lamberti si è buttata a pesce la destra, quasi inesistente in città e sempre a secco di idee, che ha trovato un’occasione per creare qualche difficoltà alla maggioranza.

La sinistra di opposizione, invece, con poche eccezioni, a questa battaglia non ha creduto, un po’ perché non ha colto l’importanza della questione, un po’ per non “disturbare il manovratore”, un po’ per non mischiarsi con un comitato egemonizzato da altri.

Ciò nonostante è stato raggiunto il numero di firme necessario per la convocazione del referendum e qualcuno ha cominciato ad avere paura, anche perché in città l’idea del Nuovo Ospedale a Montenero non riscuote alcun consenso nemmeno tra gli elettori del sindaco.

Sono incominciate quindi le manovre per disinnescare il referendum, da parte di un’amministrazione che ha sempre visto la partecipazione popolare come il fumo negli occhi, salvo poi organizzare qualche inutile iniziativa d’immagine (Cisternino 2020, Pensiamo in Grande). Ricordiamo il referendum sul piano del traffico negli anni ’80, a cui i livornesi dissero no ma il piano si fece lo stesso, o il referendum negato (da Lamberti) sul rigassificatore offshore.

Non hanno tenuto conto nemmeno del “referendum” un po’ scherzoso sul colore della cupola del Palalivorno, che i livornesi volevano amaranto e che fu invece dipinta di celeste.

Anche stavolta non si sono smentiti: prima c’è stata la concessione del diritto di voto ai sedicenni e agli stranieri, senza che di questo fosse data comunicazione formale prima della raccolta delle firme. Una decisione che non è stata presa per allargare la partecipazione, ma solo per rendere più difficile il raggiungimento del quorum, partendo dall’idea perfino offensiva che sedicenni e stranieri non sono abbastanza maturi per andare a votare.

Poi è stato inventato un altro ostacolo al voto: il dimezzamento dei seggi che verranno allestiti rispetto a quelli che vengono aperti per le elezioni.

Poi ancora, la trasformazione del referendum da abrogativo a consultivo, con acrobazie di dubbia legittimità, ma che comunque non spostano il senso politico del referendum: una buona affluenza e una netta maggioranza di SI sarebbero una bocciatura netta per il progetto-Montenero e per chi lo ha ideato.

Nel frattempo, i “due sindaci” Lamberti e Cosimi hanno ritrovato l’armonia, grazie probabilmente alla promessa di qualche poltrona.

Qualcuno ha tirato i remi in barca e il referendum sembra ormai una partita dove l’avversario ha comprato non solo l’arbitro ma anche un paio di giocatori della tua squadra.

Ma è proprio per questo, per le difficoltà che questa battaglia comporta, che abbiamo deciso di impegnarci ancora di più. Perché è necessario battere un ceto politico abituato a truccare le carte e a decidere sempre senza curarsi dell’opinione dei livornesi.

E fermare un progetto che, come spieghiamo in queste pagine, è assurdo e dannoso per la sanità pubblica e per il territorio.

Per noi, comunque vada, sarà un’occasione per parlare di questi temi fondamentali e promuovere la costruzione di un’alternativa ambientalista e di sinistra. Progetto che porteremo avanti anche dopo il referendum.

Anche per questo non ci interessa più di tanto l’ultima polemica sul mancato finanziamento della viabilità nella zona sud della città da parte del governo. Non sappiamo se si tratta di un taglio definitivo che metterà la parola fine al progetto Ospedale a Montenero o se le varie cricche alla fine
si accorderanno. Sappiamo solo che se i livornesi vogliono un futuro diverso per la loro città non devono affidarsi ai partiti ma partecipare e decidere direttamente.

Articolo tratto da: www.senzasoste.it

Referendum nuovo ospedale: i motivi per dire no e votare si

Domande e risposte sul Nuovo Ospedale, in attesa del referendum del 28 novembre.

13 buoni motivi per dire di NO... e votare SI

È un referendum abrogativo, quindi chi non è d’accordo con il progetto dell’ospedale a Montenero Basso deve votare SI... ma soprattutto mobilitarsi in prima persona



1.È davvero necessario costruire un nuovo ospedale a Livorno? Soltanto uno sciocco preferirebbe un ospedale vecchio a uno nuovo, si tratta di capire come e dove si costruisce.
2.È vero che oggi i nuovi ospedali devono essere a monoblocco, cioè in un edifico unico? A venti chilometri da qui c’è l’ospedale di Cisanello, costruito di recente, con 1200 posti letto, e non è un monoblocco. Questo dimostra che si possono scegliere anche soluzioni diverse.
3.Perché Montenero Basso non è una zona adeguata? È ai piedi di una collina, con caratteristiche idrogeologiche inadatte. I lavori per la nuova viabilità avrebbero un impatto ambientale devastante (basta guardare lo svincolo del Maroccone), e Livorno non può sopportare una nuova colata di cemento (20 ettari) dopo la Porta a Terra, Porta a Mare, Nuovo Centro, Salviano 2 e via dicendo. Per questo è meglio evitare nuove edificazioni.
4.Ad opporsi alla costruzione del nuovo ospedale a Montenero Basso sono i residenti dei quartieri ricchi nelle vicinanze? Ad opporsi a questo progetto sono un po’ tutti. Lo dimostra il numero delle firme per il referendum, le prese di posizione del maggior sindacato della sanità e quelle di urbanisti e architetti livornesi. Si direbbe piuttosto che sono favorevoli solo le ditte che faranno i lavori.
5.La battaglia contro il nuovo ospedale a Montenero è guidata dalla destra? La destra sta cercando di raccattare qualche consenso, ma se in Comune ci fossero loro farebbero le stesse cose. La battaglia contro il progetto-Montenero è una battaglia per la difesa dell’ambiente e della sanità pubblica, quindi una battaglia di sinistra.
6.È vero che la costruzione del nuovo ospedale non verrebbe a costare una lira ai livornesi? Leggiamo ilsito di Rossi: “Il costo complessivo del nuovo ospedale sarà di 266.892.000 euro, di cui 185.413.000 a carico dell'azienda 6 di Livorno, e 81.479.000 da risorse private (project financing). Il costo dell'adeguamento delle opere infrastrutturali ammonta a 15 milioni di euro”. Dei soldi a carico dell’ASL circa 130 milioni verrebbero dalla vendita del suo patrimonio immobiliare. Il project financing in pratica è un prestito, per restituire i soldi poi bisogna regalare al privato diversi servizi.
7.Con il nuovo ospedale i livornesi sarebbero curati meglio? Non è detto. Dipende da come verrebbe organizzato e dalle risorse umane e finanziarie a disposizione. Intanto ci sarebbero 200 posti letto in meno rispetto ad oggi, quindi servirebbero servizi alternativi al ricovero.
8.È vero che costruire l’ospedale a Montenero Basso conviene perché i terreni sono di proprietà del Comune e quindi non è necessario acquistarli? Nessuno propone di comprare un terreno da un privato, quindi è un discorso che non ha senso.
9.Allora qual è un’alternativa? Un nuovo ospedale all’interno dell’area di Viale Alfieri, dove sono stati già spesi per lavori 150 milioni di euro, 50 solo per il pronto soccorso nuovo. Costruire lì permetterebbe di non buttare via almeno una parte di questi soldi e anche di riqualificare le aree ex Pirelli e il Parterre, che diventerebbe il giardino del nuovo presidio.
10.Ma se l’ospedale non viene costruito a Montenero Basso si perdono i soldi della Regione? No, il presidente Rossi ha detto più volte che a lui non interessa dove i livornesi decideranno di costruire il nuovo ospedale.
11.È vero che l’assistenza territoriale e domiciliare verranno potenziate? Vendendo quasi tutte le strutture territoriali no di certo. E le “Società della Salute”, i consorzi tra Comuni e ASL che dovrebbero occuparsene, sono in alto mare, i Comuni non hanno più una lira e la Regione intende disimpegnarsi.
12.Quale modello di sanità emerge dall’operazione nuovo ospedale? Intanto una sanità sempre più lontana dai cittadini: si parla di una sola ASL di area vasta incentrata su Pisa e sul suo ospedale, tre volte più grande del nostro e più qualificato. Poi una sanità sempre più controllata dai privati, attenta solo a ridurre la spesa, che taglia i posti letto ma non crea servizi alternativi al ricovero, e che investe sempre meno per l’assistenza domiciliare o territoriale, la salute mentale, la prevenzione e l’educazione sanitaria. La vera sanità invece è quella che si occupa dei fattori ambientali e degli stili di vita. Vogliono costruire l’ospedale nuovo e poi parlano di inceneritori, rigassificatori, discariche e navi dei veleni.
13.Quali probabilità ci sono di vincere il referendum? Anche se sarà difficile raggiungere il quorum, una buona affluenza e una forte maggioranza contraria al progetto sarebbe una grande vittoria politica. Comunque non bastano le carte bollate, come dimostra la vicenda del rigassificatore. È necessario soprattutto mobilitarsi in prima persona.

Articolo tratto da: www.senzasoste.it