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sabato 20 marzo 2010

Il 28 e 29 marzo vota alle elezioni regionali in Toscana la lista unitaria Federazione della Sinistra - Verdi. Se vuoi, puoi.

Alessandro Trotta
Martine Magliani
Chiara De Cristofaro
Pirro Taddei
Renzo Cioni

martedì 9 febbraio 2010

FERRERO ( FEDERAZ SINISTRA/PRC ): FIAT, MONTEZEMOLO COME PINOCCHIO, AZIENDA ORMAI HA LO STATO COME SOCIO DI MAGGIORANZA

Roma, 5 febbraio 2010.

Comunicato stampa.

Dichiarazione di Paolo Ferrero, portavoce nazionale della Federazione della Sinistra.

FERRERO (FEDERAZ SINISTRA): FIAT, MONTEZEMOLO COME PINOCCHIO, AZIENDA ORMAI HA LO STATO COME SOCIO DI MAGGIORANZA. SE NON RECEDE, LA SI NAZIONALIZZI.

Montezemolo, quando dice che la Fiat con lui alla guida non ha mai ricevuto un euro dallo Stato, è come Pinocchio. Il fatto è che le bugie hanno le gambe corte. Sono cinquant'anni che la Fiat riceve finanziamenti, in via diretta e indiretta, da parte dello Stato e fa ottimi affari con essi, scaricando sulle spalle dello Stato i destini e i posti di lavoro dei suoi dipendenti. Anzi, visto che con la montagna di soldi versati in tutti questi decenni dallo Stato alla Fiat, è lo Stato italiano che può rivendicare a buon diritto di essere il suo socio di maggioranza. Di fronte allo scenario che propone Fiat (chiusura di Termini Imerese e cassa integrazione per tutti i lavoratori del gruppo), l'unica strada che rimane aperta, se la Fiat non recede dai suoi propositi, è la nazionalizzazione dell'azienda, visto che la prima cosa di cui deve occuparsi lo Stato, di fatto azionista di maggioranza, è la salvaguardia dei lavoratori e degli stabilimenti.


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Ufficio stampa Prc-SE

lunedì 1 febbraio 2010

Succede a Milano

La "voglia matta" del centro-destra, di intitolare piazze o vie a personaggi di dubbia moralità politica (a Livorno è all'ordine del giorno o quasi) ha raggiunto il picco il 25 gennaio, con la presentazione di una richiesta di intitolazione di una via a Giorgio Almirante, esponente di spicco e uno dei fondatori del MSI.
Di seguito la lettera dell'ANPI milanese, che chiede indignata che tale richiesta venga rifiutata e nemmeno presa in considerazione.

"A.N.P.I. (ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA)
Coordinamento zona 6. Milano.

“Ente morale”, D.L. n.224 del 5 aprile 1945”


Milano, 31 gennaio ’10

Cortese attenzione Presidente e consiglieri tutti
Comune di Milano, Circoscrizione zona 6.

A seguito mozione, presentata in data 25/01/2010 presso la soprascritta Istituzione, “Una strada intitolata a Giorgio Almirante”; il Coordinamento delle sezioni ANPI di zona, e l’assemblea tutta sezione ANPI Barona, riunita in data odierna per i lavori congressuali annuali, esprime rammarico e preoccupazione per simile proposta avanzata proprio nella stretta vicinanza della giornata della Memoria, ricorrenza istituita con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano.
Pensiamo che tale proposta sia da non prendere in considerazione, come molte città e paesi d’Italia hanno già fatto.
Ricordiamo che Almirante fu firmatario nel 1938 del Manifesto della razza, e che dal 1938 al 1942 collaborò alla rivista La difesa della razza come segretario di redazione. Ricordiamo che Almirante con il ruolo di tenente della brigata nera si impegnò nella lotta ai partigiani in particolare in Val d'Ossola e nel Grossetano; qui, il 10 aprile 1944, apparve un manifesto da lui firmato, in cui si decretava la pena della fucilazione per tutti i partigiani (definiti "sbandati", all'interno del manifesto) che non avessero deposto le armi e non si fossero prontamente arresi, suscitando feroci repressioni compiute dai fascisti in quelle zone; a titolo di esempio basti ricordare che nella sola frazione di Niccioleta, a Massa Marittima, tra il 13 ed il 14 giugno 1944 vennero passati per le armi 83 minatori.
Chiediamo dunque il ritiro della mozione o la non approvazione.
Comunichiamo inoltre che questa nostra richiesta, chiederà immediatamente sostegno ed adesione a tutti i partiti politici, le associazioni, i movimenti, i sindacati della zona e di Milano, portando a conoscenza di tale mozione la Comunità Ebraica e l’ANED Milanese.
Certi di un vostro pronto riscontro in merito.
Porgiamo distinti saluti."

Il coordinatore ANPI zona 6
Ivano Tajetti

Il presidente Assemblea ANPI Barona
Massimo Camerini

giovedì 19 novembre 2009

"Bianco Natale" Pulizie (etniche) in vista

Tratto da: http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/natale-a-coccaglio/natale-a-coccaglio/natale-a-coccaglio.html

www.repubblica.it

Brescia, il comune leghista di Coccaglio lancia l'operazione "White Christmas"
I vigili casa per casa a controllare gli extracomunitari: chi non è in regola perde la residenzaUn bianco Natale senza immigrati
Per le feste il comune caccia i clandestiniObiettivo: "Far piazza pulita" dice il sindaco. E l'assessore alla Sicurezza afferma
"Natale non è la festa dell'accoglienza ma della tradizione cristiana"
di SANDRO DE RICCARDIS


BRESCIA - A Coccaglio la caccia ai clandestini si fa in nome del Natale. L'amministrazione di destra - sindaco e tre assessori leghisti, altri tre Pdl - ha inaugurato nel piccolo comune bresciano l'operazione "White Christmas", come il titolo della canzone di Bing Crosby, usato per ripulire la cittadina dagli extracomunitari.

Un nome scelto proprio perché l'operazione scade il 25 dicembre. E perché, spiega l'ideatore dell'operazione, l'assessore leghista alla Sicurezza Claudio Abiendi "per me il Natale non è la festa dell'accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità". È così che fino al 25 dicembre, a Coccaglio, poco meno di settemila abitanti, mille e 500 stranieri, i vigili vanno casa per casa a suonare il campanello di circa 400 extracomunitari. Quelli che hanno il permesso di soggiorno scaduto da sei mesi e che devono aver avviato le pratiche per il rinnovo. "Se non dimostrano di averlo fatto - dice il sindaco Franco Claretti - la loro residenza viene revocata d'ufficio".

L'idea dell'operazione intitolata al Natale nasce dopo l'approvazione del decreto sicurezza che dà poteri più incisivi al sindaco, che poi chiede ai suoi funzionari di verificare i dati dell'Anagrafe sugli stranieri. Nel paese, in dieci anni, gli extracomunitari sono passati dai 177 del 1998 ai 1562 del 2008, diventando più di un quinto della popolazione. Con marocchini, albanesi e cittadini della ex Jugoslavia tra i più presenti. "Da noi non c'è criminalità - tiene a precisare Claretti - vogliamo soltanto iniziare a fare pulizia".

A Coccaglio fino a giugno e per 36 anni ha governato la sinistra. "È solo propaganda - dice l'ex sindaco Luigi Lotta, centrosinistra - Io ho lasciato un paese unito, senza problemi d'integrazione. L'unico caso di cronaca degli ultimi anni, un accoltellamento tra kosovari, nemmeno residenti da noi, c'è stato sotto la nuova amministrazione".

L'idea di accostare la caccia agli irregolari al Natale, ha provocato le proteste di un pezzo di città. "Io sono credente, ho frequentato il collegio dai Salesiani. Questa gente dov'era domenica scorsa? Io a Brescia dal Papa", replica Abiendi, che si definisce "tra i fondatori della Lega Nord, nel 1992". Poi enumera i risultati dell'operazione "Bianco Natale": "Dal 25 ottobre abbiamo fatto 150 ispezioni. Gli irregolari sono circa il 50% dei controllati". E ora al modello Coccaglio guardano anche i sindaci leghisti dei comuni vicini, due (Castelcovati e Castrezzato) l'hanno già copiato. Lo scorso 24 ottobre, alla prima convention di sindaci leghisti, a Milano, la "White Chistmas" ha avuto l'appoggio convinto dello stato maggiore del partito. "Il ministro Maroni è un uomo pratico - dice ora Claretti - ci ha dato dei consigli per attuare il provvedimento senza incorrere nei soliti ricorsi ai giudici". Sul riferimento al Natale, il sindaco accetta le critiche. "Forse è stato infelice. Ma l'operazione scadrà proprio quel giorno lì".

martedì 10 novembre 2009

COMUNICATO STAMPA in merito agl'ulteriori arresti nell'ambito dei fatti di Pistoia dell'11 ottobre scorso

Nell'ambito dell'inchiesta per i fatti di Pistoia dell'11 ottobre questa mattina (9 novembre) all'alba la polizia ha perquisito le abitazioni di due compagni del Movimento antagonista livornese notificando ad entrambi la misura degli arresti domiciliari.

I due compagni erano tra coloro che risultavano già denunciati l'undici ottobre stesso quando furono prelevati dall'assemblea pubblica a cui stavano partecipando.

È bene ricordare le circostanze in cui 8 compagni furono denunciati e 3 arrestati - dei tre i due compagni di Livorno, Elisabetta e Alessandro, furono messi agli arresti domiciliari dopo alcuni giorni. Quel giorno le forze di polizia sotto il comando della questura di Pistoia perquisirono il circolo Arci "Primo maggio", dove era in corso un'assemblea regionale contro le ronde, senza mandato. Furono tutti prelevati e tenuti 10 ore nella questura di Pistoia, al termine della quali gli arrestati furono tre, due compagni del MAL e il segretario regionale dei CARC. Alcuni giorni dopo ai due compagni livornesi vennero concessi gli arresti domiciliari mentre per Alessandro Della Malva veniva confermato il carcere; Alessandro è ancora in attesa di ricevere l'autorizzazione dal PM affinché la sua famiglia possa ricevere l'assegno di mobilità indispensabile alla loro sussistenza.

Oggi - a quasi un mese da quei giorni - l'ennesima doccia fredda con l'arresto, ai domiciliari, dei due compagni del MAL. Non riusciamo a capire lo scopo di queste ulteriori misure, ci troviamo del tutto sorpresi. Escludiamo che siano emerse nuovi fatti e nuove prove contro i compagni ma a questo punto è del tutto necessario che gli organi preposti informino l'opinione pubblica del loro operato dato che l'informazione su questo è stata pari a zero, in ogni caso a noi pare evidente la loro estraneità alla vicenda della devastazione della sede fascista; pericolo di fuga (?!) dopo un mese?

Questi interrogativi hanno bisogno di risposte.

Se non risultassero immediate evidenze oggettive, come non risultano, siamo portati a pensare che i provvedimenti abbiano una chiara matrice politica. Si tende ancora colpire una realtà da anni impegnata nella difesa della costituzione repubblicana, nella difesa dei valori dell'antifascismo e nella difesa dei lavoratori e dei più deboli. Appare come un atto chiaramente repressivo, contro un parte politica ben definita.

Questi fatti, che vanno ad aggiungersi a quanto successo a Massa, Lucca e Firenze, mirano a rompere il tessuto di coesione sociale alla base della convivenza civile e democratica, nel confermare il proprio impegno antifascista, il Partito della Rifondazione Comunista e il Partito dei Comunisti italiani ribadiscono che le forze dell'ordine e la magistratura farebbero bene a perseguire coloro i quali ogni giorno calpestano la Costituzione e che rievocano in molteplici forme quel regime fascista che trascinò nel terrore e nella violenza il nostro Paese.

Facciamo appello a tutte le forze democratiche affinché prendano posizioni chiare e nette a favore della liberazione di questi ragazzi ingiustamente detenuti e che si adoperino perché questo avvenga. Come Partiti sosterremo ogni mobilitazione democratica per raggiungere questo obiettivo, al fine di ottenere verità e giustizia su quanto accaduto, durante e dopo l'irruzione delle forze dell'ordine al Centro "Primo Maggio" di Pistoia.



Ugo Bazzani - Segretario federazione PRC di Pistoia

Tiziana Bartimmo - Capogruppo PRC-PdCI Comune di Livorno

Bianca Bracci Torsi - Direzione nazionale PRC, resp. nazionale antifascismo PRC

Lorenzo Cosimi - Consigliere comunale PRC-PdCI Livorno

Stefano Cristiano - Segretario reg. toscano del PRC

Ilicia Di Ienno - Resp. regionale toscano antifascismo PRC

Italo Di Sabato - Osservatorio sulla repressione

Niccolò Gherarducci - Coordinatore Giovani Comuniste/i Livorno

Alessandro Leoni - CPN PRC, resp. nazionale Apparati dello Stato PRC

Aldo Manetti - Consigliere regionale toscano del PRC

Michele Mazzola - Segretario federazione PdCI di Livorno

Gianluca Schiavon - Responsabile nazionale Giovani Comuniste/i

Giacomo Serini - Coordinatore FGCI Livorno

Alessandro Trotta - Segretario federazione PRC di Livorno

Che razza di gente c'è al govermo.....

Fonte:http://www.repubblica.it/

Il sottosegretario liquida così i misteri intorno alla morte del ragazzo romano "Era uno spacciatore ed era anche anoressico". Idv: "Dimissioni" Giovanardi: "Cucchi? Morto perché drogato" La famiglia: "Vogliamo solo giustizia"

Giovanardi: "Cucchi? Morto perché drogato" La famiglia: "Vogliamo solo giustizia"

Carlo Giovanardi
ROMA - Il sottosegretario Giovanardi ne è sicuro: "Stefano Cucchi è morto perché "anoressico, drogato e sieropositivo". Parole pesantissime, che per la sorella del ragazzo morto misteriosamente "si commentano da sole". Fra l'altro, la famiglia ha sempre smentito la sieropositività.

Giovanardi non concede spazio al dubbio: "Era in carcere perché era uno spacciatore abituale. La verità verrà fuori, e si capirà che è morto soprattutto perché era di 42 chili". Così il sottosegretario alla Presidenza alla trasmissione "24 Mattino" su Radio 24.

Giovanardi segue le politiche giovanili del governo e la lotta alla droga.Nessun dubbio. Non ci sono responsabilità umane nella morte di Cucchi. Quel corpo pieno di lividi e fratture di cui è ancora ignota la causa, quelle cartelle cliniche apparentemente manomesse, quella coltre di dubbi che circonda la morte del ragazzo romano, per il sottosegretario, non significano nulla. Se c'è un colpevole, per Giovanardi, è la droga: "Che ha devastato la sua vita, era anoressico, tossicodipendente, poi c'è il fatto che in cinque giorni sia peggiorato, certo bisogna vedere come i medici l'hanno curato. Ma sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così".

"A Giovanardi che fa queste dichiarazioni a titolo gratuito - dice la sorella di Stefano, Ilaria, - rispondo semplicemente che il fatto che Stefano avesse problemi di droga noi non l'abbiamo mai negato, ma questo non giustifica il modo in cui è morto". "Non voglio aggiungere altro - conclude - la cosa che ha detto il sottosegretario si commenta da sola". Anche Giovanni, il padre di Stefano fa sentire la sua voce, rilanciando come la famiglia sia "sempre in attesa di giustizia".

Le parole dell'uomo di governo provocano anche la reazione dell'Idv. Che, per bocca del senatore Stefano Pedica, attacca il sottosegretario: "Ha perso una buona occasione per tacere. Non si puo' fare sterile propaganda politica su un ragazzo morto per circostanze ancora tutte da verificare". Mentre il suo compagno di partito Massimo Donandi si spinge a chiedere le dimissioni del sottosegretario. Durissimo il Pd: "Parole vergognose, Giovanardi taccia e non sproloqui per ragioni propagandistiche sulla pelle di un ragazzo che non c'è più" dice il deputato Roberto Giachetti.

E della vicenda si potrebbe occupare anche Amnesty International. "Ho ricevuto richiesta di informazioni dall'ufficio londinese dell'organizzazione" rivela Luigi Manconi, presidente dell'associazione "A buon diritto" che ha seguito il caso fin dal primo momento.

martedì 3 novembre 2009

Sgomberato Centro Sociale Occupato "Experia" a Catania

Fonte: http://www.beppegrillo.it/

Catania hanno anticipato di un giorno Halloween. Non di notte. Halloween è avvenuto all'alba del 30 ottobre, alle 5.30 del mattino. Al posto di zucche, mummie e vampiri si sono presentate le truppe antisommossa con scudi, caschi e manganelli. Le Forze dell'ordine al gran completo. Lo sgombero di Experia, uno dei pochi centri sociali di Catania attivo da 17 anni, è avvenuto con l'uso del manganello contro cittadini inermi. Nel video si vedono braccia alzate al cielo da una parte e violenza pura dall'altra. Armati contro disarmati. Il centro sociale era occupato abusivamente. Ma dopo quasi vent'anni di esistenza di uno spazio di libera associazione giovanile non si poteva fare un condono? O vale solo per gli evasori fiscali e i detentori di capitali mafiosi protetti dallo Scudo Fiscale? O trattare invece di manganellare? Il Comune di Catania non poteva attrezzare un'altra area alternativa per i ragazzi? Catania è degradata, sporca, fallita e la priorità è chiudere uno spazio di aggregazione?
Fonti del centro sociale riportano di "centinaia di sostenitori dell’Experia caricati con decine di contusi". Anche l'asino più mansueto, se bastonato con troppa frequenza, si rivolta. Il cittadino italiano si sta abituando a essere manganellato ogni volta che manifesta. Donne, anziani, ragazzi, operai sono manganellati abitualmente dai tutori dell'Ordine. Ma chi gli dà questo diritto? Il diritto di picchiare persone incensurate che protestano? I cittadini si possono fermare, chiedere loro i documenti, anche portare in questura per accertamenti. Ma non pestare a sangue alzando il manganello al cielo come si vede nel fotogramma del video di questo post. I cittadini non sono bestie come forse qualcuno in Parlamento si ostina a pensare.
Ieri, 31 ottobre, a Catania sono sfilate oltre 1.000 persone per protestare contro la chiusura del centro sociale. "Chi semina vento, raccoglie tempesta", era scritto in un manifesto.


mercoledì 7 ottobre 2009

Notizie in breve

Alcuni flash su fatti accaduti a Livorno ed in Italia:
Approvato lo scudo fiscale
Lo scudo fiscale, proposta di legge tanto voluta dal governo di destra, con lo scopo di permettere a chi ha capitali all'estero di farli rientrare in Italia con una spese minima pari al 5% del totale e per la quale è stato usato il voto di fiducia, adesso è legge.
Anche la Camera dei Deputati, nei giorni scorsi, ha approvato la proposta con uno scarto di circa 20 voti.
Da segnalare l'assenza di 22 deputati pd, 6 udc e 1 idv, assenze gravi ed in qualsiasi modo ingiustificate (anche le 11 per malattia del pd) che hanno permesso al governo di portare a casa anche quest'altra legge ad personam.
Anche Garibaldi nel mirino di Ciacchini
Dopo aver cercato invano di colpire la memoria di Ilio "Dario Barontini, Ciacchini insieme alla collega pdl Pasquali (la strana coppia), ha attaccato la memoria di Garibaldi, dicendo che non si può considerare un eroe, dal momento che ha attaccato, sia militarmente che politicamente, lo Stato Pontificio, che tanto bene aveva fatto negli anni precedenti all'Unita d'Italia, e che tanto bene sta facendo ora.
Ma si sà che questi due personaggi (definibili anche come "baciapile") invece di pensare alle problematiche della città (in quanto sono consiglieri comunali) e del loro partito, non hanno di meglio da fare che attaccare personaggi storici che la storia ha elevato ad eroi.
No alla Gelmini
Sono iniziati con ilcorteo degli studenti di stamani le manifestazioni contro i tagli imposti dalla riforma elmini.
Il corteo, organizzato dal Comitato Studentesco Livornese, si è sviluppato per le vie del centro ed ha visto la partecipazione di molti studenti di tutti gliistituti superiori cittadini.
Nei giorni scorsi invece, si è tenuto un consiglio comunale dove si è parlato appunto dei tagli della riforna, che questa volta hanno colpito gli insegnanti di sostegno ed i bambini disabili.
L'associazione dei genitori dei bambini disabili (Disabilandia, ndr)è intervenuta al Consiglio Comunale, chiedendo che venga ripristinato il servizio degli insegnanti di sostegno ai ragazzi e che venga fornito anche il personale necessario per poterfar fronte a qualsiasi bisogno di questi studenti.
Tutto il centro-sinistra (maggioranza pd ed opposizione verdi- città diversa, prc e pdci)si è espresso a favore di questo reintegro degli insegnanti.
Anche aradash (pdl-taradash) ha espresso giudizio favorevole, senza però far mancare il suo giudizio positivo alla riforma.
Situazione equivoca che ha fatto molto arrabbiare i genitori che hanno risposto fischiando l'intervento.
Lodo Alfano
Poprio mentre stiamo scrivendo è uscita la notizia che il Lodo Alfano è risultato illegittimo ed anticostituzionale.
Quindi riprenderanno i processi a carico del presidente del consiglio, specialmente quello che lo vedeva imputato insieme all'avvocato inglese Mills.
La prima reazione è stata appunto di Berlusconi che ha detto che lui andrà avanti come ha deciso il popolo italiano (quando li fà comodo conta).
La solita vittima.

martedì 6 ottobre 2009

Lo scudo fiscale è diventato legge

La Camera dei Deputati ha approvato la proposta di legge cosiddetta Scudo Fiscale, inserito nel piano anticrisi e fortemente voluta dal governo di destra, così fortemente voluto a tal punto che è stata posta la fiducia.
Lo scudo , a detta del governo, prevede tra l'altro il rientro in Italia di capitali finora giacenti nei cosiddetti "paradisi fiscali" dopo pagamento di una penale pari al 5% dell'importo totale.
Come molti sanno, ma evidentemente non il governo che continua a negarlo, la maggioranza di questi capitali è di dubbia provenienza ed in gran parte frutto di proventi di azioni mafiose.
E l'opposizione parlamentare che fà?
Se ne stà a casa.
Infatti 22 parlamentari pd,6 udc e 1 IdV non si sono presentati in aula (insieme a circa 20 deputati pdl), dove il vosto finale ha visto prevalere il sì con uno scarto di 20 voti.
Quindi le assenze specialmente dei deputati pd sono state decisive.
Che ci sia dietro un inciucio?
Di solito a pensar male si fà peccxato, ma spesso ci si indovina.
Dal pd si sono difesi dicendo che la metà dei deputati assenti era a casa per malattia, quindi contando anche quelli non presentatisi senza valido motivo, la legge sarebbe passata uguale.
Bella scusa.
In questo caso non ci devono essere assenti, per il rispetto delle persone oneste e che pagano le tasse, che anche in questo caso risultano i più penalizzati.
E berlusconi la chiama sinistra.
Per noi è solo un appendice (o brutta copia a seconda di come si voglia chiamare) del suo partito.
Se si pensa che l'unica opposizione è quella dell'IdV (che non è un partito di centrosinistra) siamo messi maluccio.
L'udc non si conta.
E' uscita dalla porta del centrodestra, ma spera di rientrarci dalla finestra.
Si sà che i vecchi dc senza poltrona non ci sanno stare.
Gente, riflettete prima che sia troppo tardi.
Un consiglio a voi che votate pd.
Il 25 ottobre andate ad una delle tante sagre che si trovano a giro per la nostra Italia e lasciate deserte le primarie.
Tanto il rispetto che hanno verso di voi l'avete visto con questa votazione. Meno di zero.

venerdì 25 settembre 2009

Internet senza censura

Car* tutt*
In questi giorni, nel nostro Parlamento, si sta architettando un attacco diretto alla libertà di espressione e di parola su Internet. Con la proposta di legge Pecorella (il famoso avvocato di Berlusconi) approdata in Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, si vogliono estendere le strette norme che regolano l'editoria cartacea anche “ai siti internet aventi natura editoriale”. Questo potrebbe voler dire una vera e prorpia censura ad ogni forma di controinformazione presente nella rete ed all'intera blogosfera in generale.
Dobbiamo impedirlo!
all'indirizzo http://firmiamo.it/internetsenzacensura troverete una petizione da firmare,
mentre all'indirizzo http://www.pdcitv.it/wp/?p=161 c'è una mail di protesta da inviare alla Presidente della Commissione Giustizia, On. Giulia Bongiorno.
Vi preghiamo di diffondere ai vostri contatti questa mail, affinchè il maggior numero di persone possa aderire alla protesta.
Insieme possiamo e dobbiamo far sentire la nostra voce.
Aderite!

mercoledì 16 settembre 2009

Benvenuti sul set della Fiction di Onna

Non si sono fatte attendere le repliche da parte di chi ha operato sul campo in Abruzzo, in questi mesi del dopo-terremoto.
Pubblico di seguito una lettera ricevuta via mail, del responsabile della Protezione Civile di Orvieto, in Abruzzo dal 6 aprile, giorno del terremoto, di stanza presso il COM 5 di Paganica, paese dimenticato dalle istituzioni.

"Benvenuti sul set della Fiction di Onna
Tempera (AQ), 15/09/2009
Milioni di telespettatori assisteranno questa sera alla Fiction "Porta a Porta ad Onna".
Da 48 ore tutte le forze della Protezione Civile sono impegnate nel set cinematografico dove il protagonista Silvio Berlusconi
sarà il principale ed unico "attore" del film della ricostruzione dell´Abruzzo terremotato.
250 persone lavorano da giorni ininterrottamente nel cantiere della rinascita,
250 persone in barba ad ogni norma sulla sicurezza sono impegnati nel terminare vialetti, mettere piante, fiori alle finestre,
montare mobili, lucidare finestre e porte, con maniacale cura pensare anche al centrino del tavolo, al frigorifero con bottiglia
inaugurale nella casa della nuova Onna.
I veri protagonisti di questa opera, i trentini realizzatori, gli umbri progettisti, la Croce Rossa finanziatrice delle casette spariranno
d´incanto per far posto al protagonista assoluto Silvio Berlusconi con il fedele Bruno Vespa e forse, quale comparsa di rilievo,
Guido Bertolaso la vera mente del post terremoto abruzzese.
Per far posto a Silvio Berlusconi si posticipano programmi, i telegiornali fanno tam tam mediatico per rappresentare al meglio
le somme opere del leader. Strano che non si sia riusciti a spostare le partite di coppa, forse i diritti sportivi ed i soldi ad essi collegati,
tra pay tv e premi "calcistici" fonte di reddito per il leader non sono "rinviabili".
La spettacolarizzazione dell´evento diventa necessità rispetto alle difficoltà del leader, invischiato tra "escort" instabilità interna alla PDL
per le prese di posizioni di Fini, l´attacco ai giornali ancora critici Unità Repubblica e la "sconvolgente" vicenda del direttore dell´Avvenire
Dino Boffo.
Così, si tenta attraverso Onna e il suo dolore di far dimenticare la reale situazione in cui versa il Paese.
Con il dolore di Onna e la sua rinascita si nasconde anche lo stato reale della condizione dei terremotati abruzzesi in larga parte
ancora nelle tendopoli. A Porta a Porta non si vedranno gli anzianie i bambini alle prese con il primo inverno,
non vedremo lo stato dei centri abitati ancora con le macerie ammassate, con i puntellamenti ancora assenti,
con la situazione economica ferma al 6 aprile. Non vedremo a Porta a Porta i tanti interrogativi, dubbi, lo "sbandamento" delle
popolazioni alle prese con scelte che una volta fatte decideranno del loro futuro. Sistemazione autonoma? Abitazioni temporanee?
Attesa delle nuove case in costruzione? Andare in albergo? E poi, la vera ricostruzione quando partirà?
Dubbi domande alle quali forse risponderà Bertolaso dispensando quintali di "valium" rassicuranti,
"entro dicembre avranno tutti un tetto, entro primavera si realizzeranno le case che mancano ancora.
A Porta Porta nessuno spiegherà quanto sia costata questa lunga emergenza nelle tendopoli, 1 milione di euro al giorno,
oltre 240 milioni spesi ad oggi per gli alberghi, e altre cifre iperboliche per esercito, vigili del fuoco volontari impegnati da 6 mesi
nella più grande "operazione" di spettacolarizzazione mediatica del terremoto. Miglia di volontari impegnati in prima persona a
cercare di dare risposte e sollievo alla popolazione, i veri protagonisti di questo terremoto sono resi invisibili o al massimo relegate
a comparse "colorate" nella scenografia del fedele Bruno Vespa.
L´inverno incombe, i problemi restano nella loro drammatica realtà e non sarà una fiction a reti unificate a rimuoverla.
Ci vorrebbe uno scatto d´orgoglio di una opposizione che non c´è, anche questa è drammatica realtà non fiction.
Isolati, solo alcuni cittadini di Tempera e Castelnuovo hanno provato a far sentire la loro voce il loro dissenso,
striscioni e slogan lontani dal set della Fiction, il fedele Bruno Vespa non li inviterà di certo in studio, il leader non sopporta la distonia.

G. Santelli
Protezione Civile di Orvieto"
Aggiungo anche le foto allegate alla mail.


martedì 15 settembre 2009

Arrivano le case in Abruzzo, ma non sono quelle promesse da Berlusconi

Stasera, con una cerimonia solenne trasmessa in diretta da "Porta a Porta", verranno consegnate le prime 94 case prefabbricate agli abitanti di Onna, uno dei paesi più colpiti dal terremoto di Aprile.
Tutti ad osannare il governo, che comunque ci pensa da solo a farsi pubblicità, con proclami e trasmissioni televisive che ne impediscono altre (infatti Ballarò non andrà in onda, alla faccia della libertà di informazione), ma nessuno che dice, perlomeno quei personaggi filogovernativi, che quelle case non sono le ville promesse da Berlusconi, ma case prefabbricate fornite dalla Provincia Autonoma di Trento in collaborazione con la Protezione Civile e la Croce Rossa.
Questa notizia è stata nascosta per molto tempo e solo ora, a poco dalla consegna è venuta fuori, ma non nei canali ufficiali dell'informazione, ossia le televisioni ed i giornali, bensì da l'unico canale infornmativo ancora libero, ossia internet.
Intervistato al Festival della Salute a Viareggio, D'Alema dice che non guarderà Porta a Porta (meglio tardi che mai) e attacca il governo e Berlusconi sulle case, che sono state fornite dalla Croce Rossa e dalla Provincia Autonoma di Trento invece che dal governo stesso, che tra l'altro aveva promesso delle ville e non misere case.
Lo stesso Berlusconi, continua D'Alema, deve fornire la lista degli abruzzesi da lui ospitati in questo periodo, nelle sue ville.
Anche Franceschini, leader PD, ha deciso di non partecipare a Porta a Porta.
A proposito della trasmissione di Vespa, ignobile il comportamento del conduttore e dei vertici Rai, che per omaggiare il governo (sarebbe meglio dire "leccarli il culo") e farli da cassa di risonanza politica, oscura programmi scomodi, ad esempio "Ballarò", che tra l'altro aveva già in programma la diretta da Onna, su reti scomode, Rai Tre, l'unica ancora (speriamo per molto tempo) in grado di fornire un'informazione equa.
A margine, da segnalare che in questi giorni a Stagno, frazione di Collesalvetti, Livorno, si è tenuta la 17a sagra del tartufo di Cave (AQ), festa tipica del paese abruzzese, ma che a causa del terrmoto, il terreno dove si svolge la festa è occupato dalla tendopoli, non è stato possibile svolgere in quella sede.
Così, gli abitanti di Stagno, gemellati con Cave proprio dopo il terremoto, (in quel paese operavano i soccorritori della Pubblica Assistenza di Collesalvetti e Stagno), hanno deciso di fare la festa nel proprio territorio.
Festa riuscitissima, visto l'alto numero di presenze di visitatori.
In nome della solidarietà fra popolo e alla faccia di vuote manifestazioni fatte per ostentare il nulla che è stato fatto.

martedì 18 agosto 2009

Tessera del tifoso, altro attacco ai diritti dei cittadini

Dal 1 gennaio 2010 entrerà in vigore la "tessera del tifoso", una card con tanto di foto e microchip, con la quale si schederà coloro che vorranno andare a vedere le partite negli stadi.
Infatti, da tale data, la tessera sarà obbligatoria per coloro che vorranno seguire la prpria squadra in trasferta, ma anche per coloro che nella prossima estate avranno intenzione di abbonarsi per le partite casalinghe.
Questa tessera è stata "progettata" nel 2007 dal governo "amico" di centrosinistra, con il famigerato "Decreto Amato".
Già da qui si vedevano i primi tentativi del futuro Pd di emulare il centrodestra sul tema della sicurezza.
Questo è un altro attacco alla libertà dei cittadini, ma al momento nessuno, se si eccettuano i gruppi ultras e qualche squadra calcistica (ma i motivi non sono gli stessi dei tifosi) protesta.
Come stiamo vedendo, le restrizioni sulla libertà dei cittadini vengono prima applicate allo stadio, con la "compiacenza" dell'opinione pubblica, poi senza che nessuno batta ciglio, vengono applicate alla vita di tutti i giorni.
Per finire, nuovo attacco della stampa ai tifosi livornesi ed in particolare alle Brigate Autonome Livornesi (BAL), gruppo disciolto purtroppo da qualche anno.
Per saperne di più:
http://www.senzasoste.it/content/view/8147/70/
e anche:
http://www.repubblica.it/2009/06/sport/calcio/maroni-tessera-tifoso/ultras-in-piazza/ultras-in-piazza.html .

mercoledì 12 agosto 2009

Innse, gli operai salvano la "loro" fabbrica

La trattativa si conclude a mezzanotte: Genta e Aedes cedono l'impianto a Camozzi. E i cinque scendono dal carro ponte
di Ilaria Carra, Oriana Liso
A mezzanotte e ventiquattro la partita è finita. La Innse è salva. E i cinque operai che da otto giorni erano sul carroponte a 17 metri d’altezza sono usciti dalla fabbrica tra i cori e gli applausi di familiari, colleghi, amici e tutti quelli che li hanno sostenuti in questo agosto. Un urlo liberatorio. «Era una sfida a chi resisteva di più, è stata dura, siamo stati dei leoni — hanno detto — Non siamo dei divi, adesso vogliamo tornare a lavorare». La cosa più dura da sopportare è stato il caldo. «Da soli non ce l’a vremmo mai fatti, è stata la vittoria di tutti e a tutti va il nostro grazie».

Comincia una vita nuova per la Innse, di proprietà ora del gruppo industriale Camozzi di Brescia. «Abbiamo chiuso con grande soddisfazione di tutti — ha detto il prefetto Lombardi — , io per primo. Spero che questo sia il primo di una serie di salvataggi di aziende perché far sopravvivere le fabbriche storiche è importantissimo». Soddisfatto anche l’avvocato di Genta, il proprietario bersaglio degli operai nelle ultime ore: «Usciamo definitivamente di scena. Abbiamo fatto un importante sacrificio, non arriveranno utili al mio cliente. Abbiamo ottenuto la rinuncia da parte di Aedes alla richiesta di danni. E anche con i sindacati non abbiamo più nessun rapporto. Il concetto è ognuno per la sua strada. Abbiamo venduto una trentina di macchine escluse le sette che avevamo già piazzato».

«La Innse ha un nome storico che ha dato tanto all’immagine dell’Italia all’estero — ha detto Camozzi — e noi la riporteremo in auge. Entreremo a ottobre, questa azienda verrà ingrandita». Non è ancora definito il costo complessivo dell’operazione ma dovrebbe aggirarsi intorno ai quattro milioni.

L’intesa tra gli acquirenti del gruppo bresciano e Silvano Genta è stata raggiunta pochi minuti prima della mezzanotte, ora in cui scadeva l’ultimatum posto dalla cordata di imprenditori per raggiungere un accordo. L’accordo tra Genta e Aedes era arrivato qualche ora prima.


L’ultimo brivido è stata la trattativa tra la proprietà e i lavoratori, rappresentati al tavolo in prefettura da Maria Sciancati, segreteria milanese Fiom.

La richiesta dei lavoratori era il totale riassorbimento dei 49 operai, condizione questa irrinunciabile. Le altri condizioni erano rassicurazioni sul piano industriale, sui tempi della ripresa dell’attività produttiva e sui percorsi per l’accesso alla cassa integrazione e/o ad altri ammortizzatori sociali. È arrivato il via libera dalla nuova proprietà. E a questo punto i lavoratori hanno potuto iniziare la festa.

Per quanto riguarda l’area, si sarebbe trovata un’intesa anche con il Comune, che oltre dieci anni fa per quell’area, la ex Innocenti, decise un piano di riqualificazione urbana che avrebbe dovuto destinare i circa 300 mila metri quadrati su cui sorgono anche i capannoni della Innse a servizi pubblici e in particolare a un parco pubblico. Tenendo conto che la Innse, in linea di massima, resterà su quell’area, questo comporta che la parte di servizi debba essere comunque realizzata. Volumetrie che probabilmente dovranno essere sottratte a eventuali complessi residenziali su quell’area.

Camozzi di suo aveva posto come condizione di poter disporre di un’a rea più grande per poter permettere il passaggio dei camion, una sorta di piattaforma logistica esterna. Dal Comune la massima disponibilità a favorire l’operazione: «È stato avviato un percorso molto positivo che però dovrà tenere conto delle indicazioni del consiglio comunale del 1996 quando votò un piano di riqualificazione dell’area che prevede la realizzazione di parchi e servizi in quella zona — commenta l’assessore all’Urbanistica Carlo Masseroli — Sono contento che la fabbrica sia stata salvata e vogliamo individuare insieme un percorso di sviluppo, ma allo stesso tempo dobbiamo garantire i servizi che il quartiere necessita come previsto dall’accordo».
(11 agosto 2009)

martedì 28 luglio 2009

Allarme mare monstrum



di Letizia Gabaglio

Coste sommerse. Acque calde. E milioni di persone costrette a trasferirsi. I ricercatori ne sono certi: il futuro del Mediterraneo è pieno di rischi

Pensate al Delta del Nilo così com'è oggi: terreni fertili, località turistiche, città ricche di storia e tradizioni. E ora sforzatevi di immaginare come sarà alla fine del secolo se, come si stima, il mare si sarà alzato di un metro: un acquitrino immenso. Niente colture, nessun villaggio, zero turisti.

Non è un esercizio mentale fantasioso ma la previsione elaborata dalla Banca mondiale per questa zona del Mediterraneo, se il cambiamento climatico non venisse fermato. Secondo lo studio l'innalzamento di un metro colpirebbe circa sei milioni di persone, che sarebbero obbligate a trasferirsi altrove, e renderebbe inutilizzabile il 10 per cento delle terre. A correre questo rischio gli abitanti del Delta del Nilo non sono soli: le caratteristiche geomorfologiche del Mar Mediterraneo, infatti, sembrano poter accentuare gli effetti del riscaldamento globale.

GUARDA: LA MAPPA DELLE COSTE

Sulla lista rossa ci sono, per esempio, le isole di Kerkean, Kneis e Djerba nel Golfo di Gabes in Tunisia: le loro coste sono già erose e l'innalzamento del mare le sommergerà. Un danno non indifferente anche dal punto di vista economico: il turismo di Djerba vale il 24 per cento dell'economia turistica tunisina. E anche se il mare le risparmiasse, l'inquinamento sta già sconvolgendo l'habitat che le ha sempre caratterizzate: le specie native di pesci e di alghe stanno scomparendo. Se ci spostiamo a nord, sulle coste spagnole, troviamo problemi simili: il delta del fiume Ebro, nel Golfo di Valencia, è a rischio inondazione, con le acque salate che minacciano quelle dolci, con conseguenze gravi sull'agricoltura e sulle riserve di acqua potabile.

Immaginare un innalzamento di un metro era fino a pochi anni fa impossibile, ma le ultime previsioni, pubblicate da un gruppo di ricerca coordinato dal Centro nazionale di oceanografia di Southampton (Nocs) alla fine di giugno su 'Nature Geosciences', stimano un innalzamento addirittura di 25 metri nei prossimi due millenni. Oltre tre volte più di quanto calcolato dall'International Panel on Climate Change (Ipcc), il gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico. Così, ragionando sui prossimi 100 anni, sempre più esperti sono convinti che un metro sia ciò che ci si deve aspettare. Ma cosa succederebbe in Italia se il mare si alzasse così tanto? "Secondo i dati dei mareografi, il Mediterraneo è salito meno degli altri oceani: circa 11 centimetri negli ultimi cento anni, rispetto a una media di 18 centimetri", spiega Fabrizio Antonioli, paleoclimatologo dell'Enea. "Ma non è detto che questo sia un dato positivo sul lungo termine". Per immaginarci cosa succederà alla fine del secolo sulle coste italiane dobbiamo considerare, infatti, anche i movimenti tettonici a cui è soggetta tutta la penisola. Risultato: secondo le stime dell'Enea, potremmo perdere più di 4.500 chilometri quadrati di costa e 33 delle località che oggi siamo abituati a pensare come possibili luoghi di villeggiatura estiva potrebbero essere solo ricordi da cartolina. Qualche esempio: dalla piana della Versilia al delta del Po, dalla piana del Sele, in provincia di Salerno, alla costa di Oristano in Sardegna.


Il futuro del Mediterraneo preoccupa molto i climatologi che alle conseguenze del riscaldamento globale su questo delicato ecosistema stanno dedicando sempre più attenzioni. Ne è un esempio l'ultimo rapporto dell'Institut du développement durable et des relations internationales (Iddri) di Parigi, dal titolo 'The future of the Mediterranean. From impacts of climate change to adaptation issues'. Che lancia un avvertimento: nel 2075 chi farà il bagno lungo le coste mediterranee potrà contare su un'acqua fra i 2 e i 4 gradi centigradi più calda di oggi. In particolare, il Mar Adriatico e l'Egeo saranno quelli più caldi, mentre il bacino levantino avrà le acque più fresche. Il riscaldamento potrebbe portare alla creazione di grandi differenze di temperatura fra acque superficiali e di profondità, generando così un fenomeno di anossia: "Verrebbe meno il rimescolamento delle masse d'acqua, causando una mancanza di ossigeno su tutta la colonna", spiega Piero Lionello dell'Università del Salento, a capo della linea di ricerca sugli eventi estremi di Circe (Climate Change and Impact Research: the Mediterranean Environment), progetto europeo che studia l'impatto del cambiamento climatico sul Mediterraneo. Un evento che metterebbe a serio rischio la sopravvivenza delle specie vegetali e animali che popolano il Mediterraneo. D'altronde già oggi è possibile scorgere i segni del cambiamento in atto: meduse che amano climi particolarmente caldi sono arrivate dai tropici e anche il velenoso pesce palla sembra ormai essere perfettamente a suo agio nel Mediterraneo. Oltre all'invasione di specie, l'innalzamento delle temperature ha già portato, e lo farà sempre in misura maggiore, a una migrazione di pesci e molluschi che dalle acque del Nord Africa si sposteranno più a nord alla ricerca di un ambiente fresco. Finché sarà possibile.

Insomma, i paesi che si affacciano sul Mare Nostrum potrebbero davvero soffrire più degli altri del cambiamento climatico. Un esempio su tutti: le previsioni parlano di un innalzamento della temperatura dell'aria su scala globale che varia, a seconda del modello statistico usato, da più 1,1 C a più 6,4 C entro la fine del XXI secolo. Sul Mediterraneo questo aumento sarà superiore, da più 2 C a più 6,5 C. E se c'è qualcuno che pensa che in fondo si tratti di poca cosa, sarà bene ricordare che dalla temperatura media dell'ultima era glaciale ci separano al momento solo 5 C. A livello globale bastano davvero pochi gradi per cambiare la faccia del pianeta.

Ma c'è anche chi è convinto che non si dovrà aspettare la fine del secolo per vedere i grandi cambiamenti, perché allo stravolgimento del clima mancano solo pochi anni. Secondo alcuni ricercatori, già a partire dal 2030 si raggiungeranno quei fatidici 2 C in più della temperatura media dell'atmosfera che l'Ipcc ha decretato come limite oltre il quale deve scattare l'allarme. E a nulla varranno quindi i buoni propositi, appena sanciti dal G8 dell'Aquila, di non superare quel tetto entro il 2050. In particolare, un team internazionale di ricercatori, a cui ha partecipato anche Marco Bindi dell'Università di Firenze, ha puntato la sua attenzione proprio sul Mare Nostrum e ha calcolato che fra 20 anni avremo 30 giorni di più all'anno con una temperatura sopra i 25 C e 15 notti in più con il termometro che non scenderà sotto i 20 C. Lo studio, pubblicato sulla rivista 'Global and Planetary Change', descrive quindi il nostro prossimo futuro: ondate di calore più frequenti d'estate e autunni e inverni più piovosi e nevosi.

La catena di causa-effetto, infatti, parte dal riscaldamento dell'aria, passa per la temperatura della superficie dei mari, e arriva alla formazione di depressioni e anticicloni. Qualche grado di più o di meno, quindi, si trasforma anche in maggiori o minori precipitazioni. "I modelli dicono che andremo incontro a una diminuzione delle precipitazioni sul Mediterraneo", spiega Alexandre Magnan, uno dei ricercatori che ha lavorato al rapporto dell'Iddri. "Le ripercussioni le patiranno soprattutto le comunità meno sviluppate, perché l'accesso all'acqua potabile sarà sempre più difficile, ma ci saranno anche dei problemi per l'agricoltura". Una situazione che porterà a una diminuzione anche delle tempeste: "Con lo spostamento verso nord delle fasce normalmente percorse dai cicloni diminuirà la loro intensità e frequenza", spiega Lionello. La zona tropicale si allargherà verso nord e le perturbazioni atlantiche cambieranno percorso, così gli inverni diventeranno più piovosi che nevosi. E c'è anche chi, ma si tratta di un solo studio isolato, prevede che in futuro il clima del Mediterraneo si trasformerà tanto da favorire la formazione di uragani.

Ecco allora in vero problema: il Mediterraneo si trova oggi al confine fra le zone tropicali e quelle miti, con inverni in media piuttosto rigidi ed estati calde. Se questo confine però si spostasse di 500 chilometri, allora le cose cambierebbero radicalmente ma solo per le popolazioni che si affacciano su questo grande specchio di mare. Per il pianeta potrebbe anche non rappresentare un grande cambiamento ma per noi vorrebbe dire ritrovarsi a vivere ai tropici.

ha collaborato Caterina Visco


(23 luglio 2009)


http://espresso.repubblica.it/dettaglio/allarme-mare-monstrum/2105132&ref=hpsp

TABELLE:

Specie in cattive acque

L'invasione degli alieni

IL GRAFICO:

Temperatura e salinità superficiali del mare

giovedì 23 luglio 2009

MOBILITIAMOCI PER NON DIMENTICARE

AD UN MESE DALLA STRAGE DI VIAREGGIO

Martedì 29 luglio 2009

MANIFESTAZIONE INDETTA DALL’ASSEMBLEA 29 GIUGNO

Stazione di Viareggio ore 21,30 Binario 1 ore 23,50 Via Ponchielli

Ventinove morti, e decine di feriti di cui alcuni in condizioni disperate, vite e case distrutte. Questo è il bilancio della tragedia di Viareggio. E’ Il prezzo del libero mercato, e della libera circolazione di merci che può diventare, come è accaduto nella strage di Viareggio, libera insicurezza.

Una strage annunciata, una strage di stato che ha coinvolto orribilmente lavoratori, viaggiatori e semplici cittadini colpevoli di essersi trovati nel momento sbagliato al posto sbagliato.

I ferrovieri non resteranno nemmeno questa volta in silenzio. La lotta per la sicurezza è una battaglia che li ha sempre visti in prima linea contro le omissioni e le responsabilità di chi, risparmiando sulla sicurezza, permette queste tragedie. Stragi annunciate, inutilmente annunciate come è successo per Dante de Angelis, il ferroviere licenziato per aver osato denunciare carenze di sicurezza.

Ma la mobilitazione non può fermarsi ai ferrovieri.

MOBILITIAMOCI PER

NON DIMENTICARE

L’appello alla mobilitazione è su più fronti: legale, politico, sociale, sindacale e culturale.

Rifondazione Comunista Toscana aderisce ed:

· E’ VICINA ALLE FAMIGLIE DELLE VITTIME

· RITIENE NECESSARIO UN COMPLETO ACCERTAMENTO DELLE RESPONSABILITA’ DELLA STRAGE.

· SOSTIENE LE LOTTE DEI FERROVIERI CHE SI BATTONO PER LA SICUREZZA COME DANTE DE ANGELIS DI CUI CHIEDE LA RIASSUNZIONE.

· SI BATTE PER OTTENERE IMPEGNI CONCRETI E RISORSE PER LA SICUREZZA DELLA RETE FERROVIARIA, PER MIGLIORARE E RIQUALIFICARE LE LINEE REGIONALI IN FAVORE DEI VIAGGIATORI PENDOLARI CONTRO LA POLITICA AZIENDALE DELL’ALTA VELOCITA’.

Intanto a Viareggio urge una corretta e trasparente stima dei danni, un adeguato stanziamento di fondi, ed un percorso di immediata ricostruzione.

La giustizia poi farà il suo corso poiché l’incidente non è frutto del fato. I responsabili ci sono, a cominciare da Trenitalia che ha l’obbligo di controllare tutto quanto circola sulla sua rete L’impegno intanto è uno solo:

Per non continuare a piangere domani, organizziamo oggi la prevenzione!

Per non continuare a recriminare domani, organizziamo oggi la lotta. Insieme!

Il Comitato Politico Regionale Toscano

Partito della Rifondazione Comunista Toscana

Marina di Pisa 22 luglio 2009